Eiichiro Oda ha costruito in oltre 25 anni un’opera che milioni di persone hanno amato per le battaglie epiche, le isole volanti e i frutti del diavolo. Eppure One Piece nasconde qualcosa di molto più profondo: una critica sistematica al potere, alla corruzione e all’ingiustizia sociale che attraversa ogni saga, ogni villain e ogni scelta narrativa. Una volta che lo vedi, non puoi più smettere di vederlo.
La bandiera di Che Guevara nello studio di Oda: una scelta consapevole
Partiamo da un dato concreto: nello studio di Eiichiro Oda campeggia una bandiera di Che Guevara. Non è un easter egg né un dettaglio di stile, ma una scelta precisa di un autore che ha costruito la sua opera attorno a valori politici ben definiti. La trama principale racconta di un gruppo di individui ai margini della società che si unisce per sfidare il Governo Mondiale, un’istituzione corrotta che opprime i popoli più deboli e riscrive la storia a proprio vantaggio. Sembra la sinossi di un pamphlet rivoluzionario, non di un manga shonen pubblicato su Weekly Shonen Jump dal 1997.
Doflamingo, Crocodile e le allegorie del potere corrotto in One Piece
Ogni saga di One Piece è costruita attorno a un villain che rappresenta qualcosa di molto concreto nel mondo reale. Crocodile e Doflamingo non sono semplici antagonisti: sono allegorie viventi della dittatura e dello sfruttamento del popolo. Oda non usa metafore sottili, le mette davanti al lettore con una chiarezza disarmante. E poi c’è Wano, probabilmente la critica ecologista più potente mai inserita in un manga mainstream. Le fabbriche di Orochi devastano un’intera nazione: acque avvelenate, aria irrespirabile, terra sterile. È una rappresentazione dolorosa e precisa di come l’industrializzazione selvaggia e il capitalismo sfrenato possano condannare un popolo intero alla miseria, senza bisogno di ulteriori spiegazioni.
Franky funziona a cola: la critica al consumismo nascosta in una scena comica
Uno degli esempi più geniali e sottovalutati riguarda Franky, il cyborg tuttofare dei Mugiwara. Franky funziona a cola, uno dei simboli più iconici e controversi del capitalismo globale. Quando scopriamo questa particolarità, Oda ci mostra una scena apparentemente comica: dal frigo di Franky vengono lanciate acqua e succhi di frutta, bevande naturali che però non lo alimentano. Solo la cola lo fa andare avanti. Il messaggio è volutamente ironico: la cola, prodotto simbolo del consumismo di massa, è buona solo per le macchine. Non per gli esseri umani. È una critica anticonsumista infilata in una scena d’azione che fa ridere, ma che lascia un pensiero nel lettore più attento.
Ivankov, Bon Clay e la rappresentazione dell’identità di genere nel manga shonen
One Piece è anche un manifesto per l’inclusività. Personaggi come Ivankov e Mr. 2 Bon Clay rompono ogni convenzione di genere e identità in un medium storicamente poco incline a queste rappresentazioni. Oda li tratta con rispetto e dignità, rendendoli personaggi memorabili e amati, mai macchiette da deridere. Questo non è un dettaglio secondario: stiamo parlando di un’opera che vende centinaia di milioni di copie in tutto il mondo, con un pubblico che include moltissimi giovani. Normalizzare la diversità attraverso personaggi ben costruiti è una forma di attivismo culturale che agisce in silenzio ma con una portata enorme.
Quante volte hai letto One Piece senza accorgerti di quanto fosse politico
La vera domanda non è se Oda sia comunista o meno. I messaggi politici di One Piece parlano di rivoluzione, ecologia, diritti umani e critica al potere con una coerenza che pochi autori, in qualsiasi medium, possono vantare. Ecco i temi ricorrenti che attraversano l’intera opera:
- Critica al Governo Mondiale come allegoria dei poteri globali corrotti
- Devastazione ambientale e capitalismo selvaggio nell’arco di Wano
- Anticonsumismo simbolico nella caratterizzazione di Franky
- Rappresentazione rispettosa dell’identità di genere con Ivankov e Bon Clay
One Piece non ti sta solo intrattenendo: ti sta educando. E la cosa straordinaria è che lo fa senza che te ne accorga, almeno finché qualcuno non ti apre gli occhi.
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