Hai notato anche tu quel momento in cui tuo nipote, che fino a ieri ti abbracciava appena ti vedeva, oggi risponde a monosillabi e resta incollato allo smartphone? Non sei il solo a vivere questa situazione, e soprattutto non è colpa tua. Gli adolescenti attraversano una fase evolutiva dove costruire la propria identità significa prendere le distanze dalle figure familiari, nonni compresi. Non è un rifiuto personale, ma un passaggio necessario della crescita.
La nostalgia per quei pomeriggi in cui i nipoti correvano verso di te con gli occhi brillanti è comprensibile, ma può diventare una trappola. Pretendere che un quindicenne mostri lo stesso entusiasmo di quando ne aveva sette significa ignorare il percorso che sta compiendo. E questo distacco è una fase naturale, non un segnale che l’affetto sia svanito.
Quando il pranzo della domenica diventa un incubo
Proviamo a metterci nei loro panni per un attimo. Immagina di trovarti seduto a un tavolo dove tutti ti guardano, ti fanno domande su scuola, voti, amici, progetti futuri. Ogni tua risposta viene soppesata, commentata, confrontata con quella dei cugini. In queste situazioni lo smartphone diventa uno scudo, le risposte monosillabiche una difesa, il distacco emotivo una strategia di sopravvivenza.
I nonni spesso interpretano questo atteggiamento come mancanza di rispetto, quando invece è semplicemente la reazione normale a un contesto che mette a disagio. Il problema non è la relazione, ma il formato dell’incontro. Le riunioni familiari strutturate e affollate rappresentano il modo meno efficace per connettersi con un adolescente.
Come ricostruire il legame senza forzare
La buona notizia è che puoi riconquistare quel rapporto speciale, ma devi cambiare approccio. Gli adolescenti apprezzano le esperienze condivise più delle conversazioni forzate, le attività fatte insieme più degli interrogatori. La chiave sta nell’abbandonare le aspettative su come dovrebbe manifestarsi l’affetto.
L’incontro uno a uno fa la differenza
Un nonno che invita singolarmente il nipote per un’attività specifica ottiene risultati completamente diversi dal pranzo domenicale. Potrebbe essere una visita a una mostra che interessa al ragazzo, un giro in libreria con la promessa di acquistare un libro, o anche solo una passeggiata. Senza il pubblico familiare, la pressione sparisce e le interazioni diventano più genuine.
Non serve organizzare chissà cosa. A volte basta un gelato preso insieme, una commissione da fare in compagnia, o guardare una partita seduti sul divano. L’importante è creare uno spazio dove tuo nipote non si senta sotto esame.
Chiedi aiuto a loro, non il contrario
Ribaltare il tradizionale rapporto insegnante-allievo produce risultati sorprendenti. Chiedi a tuo nipote di spiegarti come funziona Instagram, di aiutarti con lo smartphone, o di raccontarti di quella serie tv di cui tutti parlano. Non è un trucco ma un riconoscimento autentico delle sue competenze. Gli adolescenti si aprono quando si sentono valorizzati per ciò che sono oggi, non rimpianti per ciò che erano da bambini.
Le frasi che allontanano (e quelle che avvicinano)
Certe espressioni, pronunciate con le migliori intenzioni, creano barriere insormontabili. “Ai miei tempi si faceva così”, “Sempre con quel telefono in mano”, “Non sorridi mai come quando eri piccolo” comunicano giudizio e nostalgia di una versione del nipote che non esiste più. L’adolescente percepisce di non essere accettato per come è nel presente.

Funzionano invece le domande aperte che non cercano risposte predefinite: “Cosa ti ha fatto arrabbiare questa settimana?”, “Se potessi cambiare una cosa della tua giornata, quale sarebbe?”, “Qual è l’ultima cosa che ti ha fatto ridere davvero?”. Queste domande dimostrano interesse genuino senza invadere.
Il valore del silenzio condiviso
Non tutti i momenti insieme devono essere riempiti di parole. Un nonno che accetta di guardare una serie tv con il nipote, anche senza comprenderla completamente, sta offrendo la propria presenza. Una nonna che siede in silenzio mentre il nipote gioca al computer sta comunicando disponibilità senza pressione.
Questi momenti apparentemente vuoti costruiscono un terreno di fiducia. Quando l’adolescente avrà bisogno di parlare, saprà di poter trovare ascolto proprio perché tu ci sei stato anche quando le parole non c’erano.
Restare in contatto senza essere invadenti
Un messaggio vocale breve durante la settimana, magari con una foto di qualcosa che ti ha ricordato tuo nipote, mantiene il contatto senza essere invasivo. Non richiede risposta immediata, non giudica, semplicemente dice “ho pensato a te”. Questa modalità rispetta i tempi comunicativi delle nuove generazioni, dimostrando che sei disposto ad adattarti.
Puoi anche commentare una sua storia sui social, se la condivide pubblicamente, o mandare un articolo su un argomento che sai gli interessa. Piccoli gesti che dicono “ti vedo, ti capisco, ci sono”.
Il ruolo dei genitori come ponte
I tuoi figli, genitori degli adolescenti in questione, possono fare molto. Invece di forzare la presenza dei ragazzi ai pranzi familiari con minacce di punizioni, possono preparare il terreno spiegandoti le dinamiche evolutive in corso e suggerendo formati alternativi d’incontro.
Possono anche condividere con te informazioni sui veri interessi dei ragazzi, fornendoti appigli concreti per conversazioni future. Un genitore che ti dice “in questo periodo è appassionato di fotografia” ti sta dando uno strumento prezioso per riavvicinarti.
La pazienza che ripaga nel tempo
Questa fase di apparente distacco è temporanea. I nonni che mantengono una presenza discreta ma costante durante gli anni difficili raccoglieranno frutti inaspettati quando i nipoti, ormai giovani adulti, cercheranno volontariamente la loro compagnia.
L’investimento emotivo di oggi, anche quando sembra non produrre risultati visibili, sta costruendo un ponte che tuo nipote attraverserà quando sarà pronto. Il legame speciale tra nonni e nipoti non scompare, semplicemente si trasforma. Quella complicità, quella fiducia, quell’affetto si rafforzano con la crescita, assumendo forme nuove e spesso più profonde.
La pazienza in questo caso non è rassegnazione, ma la forma più profonda di amore. È dire “ti lascio lo spazio per crescere, ma resto qui, pronto ad accoglierti quando vorrai tornare”. E quel momento arriverà, prima di quanto pensi.
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